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IL LATO OSCURO DEL FAST FASHION

Non è un segreto il fatto che l’industria tessile sia la seconda più inquinante al mondo, sia dal punto di vista della produzione che dello smaltimento. Ma quello che di solito si trascura, o non si sa, è che spesso il vero problema è l’invenduto.
La moda fast fashion ha un prezzo che paga l’ambiente, e di conseguenza anche noi. Molti dei brand caratterizzati da un modello di business basato sulla velocità con cui i loro capi d’abbigliamento vengono prodotti e posizionati sugli scaffali, sono diventati dei giganti vendendo a basso costo abiti alla moda. Dettano i trend di stagione e subito dopo ne lanciano di nuovi. Ma ci siamo mai chiesti cosa succede all’invenduto? Qual è l’impatto che questo processo provoca? Esiste la fast fashion in modo sostenibile?

Che l’industria tessile sia responsabile di circa il 10 per cento delle emissioni di gas serra non è un mistero. Ma a inquinare non è soltanto il processo di produzione degli abiti: spesso non si considera l’enorme impatto della sovrapproduzione. Per la paura di svalutare la propria merce agli occhi dei clienti alcuni brand, piuttosto che concedere sconti, bruciano i capi invenduti. Molte catene di fast fashion ricorrono a questa pratica, perché producono più di quanto sia in grado di vendere, con l’aggravante che non ha fermato né diminuito la produzione, ma continua a sfornare nuovi abiti. 
Purtroppo, i brand non diventano sostenibili da soli: sono trainati dalla domanda. E’ però sbagliato condannare il consumismo. Tentare di diminuire l’impatto ambientale delle persone, incoraggiandole a comprare meno, avrebbe conseguenze sociali devastanti. La cosa probabilmente più importante è che i consumatori comincino a cambiare le proprie abitudini di consumo. A questo proposito, molti hanno mostrato una maggiore sensibilità nei confronti delle tematiche ambientali e sono interessati a comprare prodotti sostenibili. Secondo un’indagine Nielsen, il 48 per cento dei cittadini statunitensi afferma di voler cambiare le proprie abitudini di acquisto per ridurre l’impronta che ha sull’ambiente. I più sensibili sono i giovani: il 53 per cento dei ragazzi e delle ragazze tra i 21 e i 34 anni dichiara di aver abbandonato noti brand in favore di marchi eco-friendly, probabilmente sensibilizzati dalle odierne preoccupazioni in merito al cambiamento climatico; al contrario, solo il 34 per cento delle persone tra i 50 e i 64 anni può dire la stessa cosa.

Some reuse second-hand goods, putting the motto reduce, reuse, recycle into practice. If you want to get rid of clothes you no longer wear, but which are still in good condition, you can sell them online; whoever buys them saves money and helps to avoid pollution. Whether this is a trend, a way to earn a little money, or actually a demonstration of affection for the planet, we do not know. What is certain is that it is helping the environment around us. 

This article was inspired by https://www.lifegate.it/persone/stile-di-vita/sovrapproduzione-fast-fashion
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IL SETTORE DELLA MODA INQUINA, E NON POSSIAMO IGNORARLO!